Calunnia
- Calunnia
- Fattispecie oggettiva
- Delimitazione rispetto ad altri reati
- Onere della prova & valutazione delle prove
- Esempi pratici
- Fattispecie soggettiva
- Colpa & Errori
- Estinzione della pena & Diversione
- Determinazione della pena & Conseguenze
- Limiti di pena
- Multa – Sistema delle quote giornaliere
- Pena detentiva & Sospensione condizionale (parziale)
- Competenza dei tribunali
- Pretese civili nel procedimento penale
- Il procedimento penale in sintesi
- Diritti dell’accusato
- Prassi & consigli comportamentali
- I suoi vantaggi con il supporto legale
- FAQ – Domande frequenti
Calunnia
La diffamazione ai sensi del § 111 StGB si configura quando qualcuno, in modo percepibile da terzi, attribuisce a un’altra persona una qualità o un’intenzione disprezzabile oppure le imputa un comportamento disonorevole o contrario al buon costume, tale da renderla disprezzabile o denigrarla nell’opinione pubblica. Si tratta di attacchi alla buona reputazione, ad esempio tramite voci, attribuzioni denigratorie o accuse pubbliche.
La legge tutela la reputazione sociale di una persona e, di conseguenza, il suo riconoscimento sociale. La punibilità non è legata a un’offesa soggettiva, bensì all’idoneità oggettiva dell’affermazione a danneggiare la reputazione di una persona. Particolarmente rilevanti in pratica sono i social media, i gruppi WhatsApp, le e-mail e i canali di comunicazione interni all’azienda, nei quali le dichiarazioni si diffondono con particolare rapidità.
La diffamazione significa che viene raccontato un presunto fatto su una persona, idoneo a danneggiarne la reputazione. Si tratta quindi del fatto che qualcuno affermi qualcosa su un’altra persona che la metta in cattiva luce agli occhi del pubblico, indipendentemente dal fatto che sia vero o meno.
Sebastian RiedlmairHarlander & Partner Rechtsanwälte „Chi diffonde fatti è responsabile di come essi agiscono e quali conseguenze provocano.“
Fattispecie oggettiva
L’elemento oggettivo del reato ai sensi del § 111 StGB comprende ogni affermazione di fatto lesiva dell’onore che qualcuno esprime ad almeno una terza persona e che può danneggiare la reputazione della persona interessata. Non importa se l’affermazione è fatta in modo amichevole, casuale o durante una lite. È fondamentale che il contenuto sia oggettivamente idoneo a compromettere la posizione sociale o la reputazione della persona interessata. L’elemento del reato tutela il diritto di ogni persona a non essere denigrata in pubblico attraverso rappresentazioni di fatti false o poco chiare.
Un’affermazione soddisfa l’elemento oggettivo del reato non appena contiene un nucleo di fatto, viene percepita da terzi e può oggettivamente causare svantaggi specifici per la reputazione. Se l’affermazione sia vera o meno, il tribunale lo valuta solo nell’ambito della prova della verità ai sensi del § 112 StGB.
Fasi di verifica
Soggetto attivo:
L’autore può essere qualsiasi persona che esprima o diffonda un’affermazione di fatto lesiva dell’onore. Non importa se ciò avviene in ambito privato, in azienda, in un gruppo WhatsApp o pubblicamente. L’unico fattore determinante è che l’affermazione provenga da questa persona e diventi riconoscibile a terzi.
Oggetto del reato:
L’oggetto del reato è ogni persona determinata o almeno chiaramente riconoscibile, sulla quale qualcuno formula un’affermazione di fatto. È sufficiente che terzi riconoscano a chi si riferisce l’affermazione. L’elemento del reato tutela la buona reputazione di una persona.
Azione criminosa:
L’azione delittuosa consiste in un’affermazione di fatto con carattere lesivo dell’onore. Rientrano in questa categoria tutte le affermazioni con contenuto verificabile, in particolare le accuse secondo cui qualcuno si è comportato in modo punibile, immorale, inaffidabile o comunque socialmente riprovevole.
Un’affermazione soddisfa l’elemento del reato se:
• è fatta ad almeno una terza persona,
• contiene un nucleo di fatto lesivo dell’onore,
• è oggettivamente dannosa per la reputazione.
Importante: Anche la diffusione di una voce rientra nell’elemento del reato se l’autore fa propria l’affermazione in modo riconoscibile. Anche i giudizi di valore possono essere inclusi se contengono un nucleo di fatto veicolato.
Esito del reato:
L’esito del reato consiste nella messa in pericolo della reputazione. Un danno effettivo non è necessario. È sufficiente che l’affermazione, secondo criteri oggettivi, sia idonea a far apparire la persona interessata in una luce peggiore nell’opinione pubblica.
Causalità:
L’affermazione lesiva dell’onore causa la messa in pericolo della reputazione. Senza l’affermazione, il pericolo concreto non esisterebbe in questa forma. Anche le inoltri o i rafforzamenti contribuiscono alla causalità se fanno sorgere o aumentano la messa in pericolo della reputazione.
Imputazione oggettiva:
L’esito è oggettivamente imputabile se nella messa in pericolo della reputazione si realizza esattamente il rischio che il § 111 StGB intende prevenire, ovvero il danno ingiustificato alla reputazione sociale. Non vi è imputazione se terzi distorcono arbitrariamente un’affermazione neutra e l’autore originale non doveva prevedere questa grave alterazione del significato.
Peter HarlanderHarlander & Partner Rechtsanwälte „La diffamazione raramente inizia con un grande attacco, ma più spesso con un’affermazione sconsiderata.“
Delimitazione rispetto ad altri reati
L’elemento del reato di diffamazione si configura non appena qualcuno esprime un’affermazione di fatto lesiva dell’onore a terzi e, così facendo, mette in pericolo la reputazione di una persona specifica. L’autore compromette la reputazione sociale della persona interessata diffondendo una rappresentazione di fatti idonea a denigrarne la posizione sociale. L’illecito sorge perché l’autore afferma o diffonde un nucleo di fatto dannoso per la reputazione, che terzi possono percepire, e non a causa di una mera espressione di opinione. È determinante che l’autore diritto alla considerazione sociale della persona interessata violi, anche se l’affermazione non è formulata in modo grossolano o avviene in una conversazione quotidiana.
- § 115 StGB – Ingiuria: L’ingiuria si basa su un’offesa valutativa, ovvero su meri giudizi di valore e insulti che non contengono un nucleo di fatto. Il § 111 StGB, invece, riguarda affermazioni di fatto che possono essere in linea di principio vere o false. La distinzione avviene in base al carattere dell’affermazione: mentre il § 115 StGB si concentra sull’onore personale come sfera emotiva, il § 111 StGB tutela la reputazione sociale. Entrambi i reati possono coesistere se un’affermazione di fatto lesiva dell’onore è combinata con giudizi di valore ingiuriosi.
- § 107c StGB – Molestie persistenti: Le molestie persistenti tutelano la libertà di autodeterminazione della vita attraverso influenze digitali e mediatiche continue. Il § 111 StGB deve essere valutato separatamente, poiché riguarda esclusivamente la reputazione sociale. Entrambi i reati possono concorrere quando affermazioni ripetute o diffuse in massa su una persona danneggiano contemporaneamente la reputazione e compromettono la condotta di vita.
Concorsi:
Concorso reale:
Si ha concorso materiale quando alla diffamazione si aggiungono altri reati autonomi, come ingiuria, calunnia, minaccia grave, coercizione o molestie persistenti. Questi elementi del reato non vengono soppressi, perché la compromissione della reputazione costituisce un contenuto illecito autonomo. Se a seguito delle affermazioni si verificano ulteriori lesioni di beni giuridici, i reati coesistono regolarmente.
Concorso apparente:
Una soppressione per specialità è ipotizzabile solo se un altro elemento del reato copre completamente l’intero illecito. Questo è tipicamente il caso della calunnia, quando l’affermazione di fatto consapevolmente falsa mira esclusivamente all’avvio di un procedimento. Viceversa, il § 111 StGB stesso assume specialità se è in primo piano solo la messa in pericolo specifica della reputazione e non vi sono ulteriori lesioni di beni giuridici.
Pluralità di reati:
Si ha concorso di reati quando più affermazioni dannose per la reputazione vengono espresse o diffuse indipendentemente l’una dall’altra o quando diversi processi comunicativi avvengono in momenti separati. Ogni affermazione autonoma rivolta a un nuovo gruppo di destinatari costituisce un reato a sé stante, a meno che non vi sia un’unità naturale di azione.
Azione continuata:
Si presume un unico reato quando affermazioni di fatto lesive dell’onore continue contro la stessa persona sono strettamente correlate nel tempo e nel contenuto, ad esempio una serie di affermazioni simili in un conflitto persistente. Il reato cessa non appena non vengono più fatte ulteriori affermazioni o l’autore conclude in modo riconoscibile la sua partecipazione al processo comunicativo.
Sebastian RiedlmairHarlander & Partner Rechtsanwälte „Le parole producono effetti giuridici non appena raggiungono terzi e ne plasmano l’immagine di una persona.“
Onere della prova & valutazione delle prove
Procura:
Per il § 111 StGB, la Procura è competente solo se si presume un particolare interesse pubblico o se la diffamazione è collegata ad altri reati perseguibili d’ufficio. Se agisce, deve dimostrare che l’imputato ha espresso o diffuso un’affermazione di fatto lesiva dell’onore a terzi e che tale affermazione era oggettivamente idonea a compromettere la reputazione della persona interessata. Non si tratta di sentimenti personali o giudizi di valore, ma della circostanza oggettiva che un’affermazione di fatto dannosa per la reputazione è stata fatta e poteva essere percepita da almeno una terza persona.
- In particolare, è necessario dimostrare che
- che sia stata effettivamente espressa un’affermazione di fatto concreta,
- che tale affermazione sia stata resa percepibile a terzi,
- che sia oggettivamente dannosa per la reputazione,
- che l’affermazione sia imputabile all’imputato.
La Procura deve inoltre esporre se l’affermazione, nel contesto della sua diffusione, abbia assunto un carattere dannoso per la reputazione o se esistano indizi che l’imputato abbia affermato, consapevolmente o per negligenza, un nucleo di fatto idoneo a ledere la reputazione della persona interessata.
Tribunale:
Il tribunale esamina tutte le prove nel loro contesto complessivo e valuta se, secondo criteri oggettivi, sia stata fatta un’affermazione di fatto lesiva dell’onore e percepita da terzi. Al centro vi è la questione se sia stato affermato un fatto verificabile e se questo, per il suo contenuto, la sua formulazione e il suo contesto, fosse idoneo a compromettere la reputazione sociale della persona interessata.
A tal fine, il tribunale tiene conto in particolare di:
- il testo esatto dell’affermazione,
- il contesto comunicativo in cui è stata fatta,
- se la persona interessata era chiaramente identificabile,
- se l’affermazione è stata presentata come un fatto o semplicemente come un giudizio di valore,
- se e in che misura terzi ne hanno avuto effettiva conoscenza,
- quale portata e impatto l’affermazione ha avuto nell’ambiente sociale.
Il tribunale distingue chiaramente tra mere espressioni di opinione senza nucleo di fatto, discussioni valutative nella vita quotidiana e malintesi in cui il contenuto dell’affermazione era chiaramente poco chiaro o non dannoso per la reputazione per gli esterni.
Persona accusata:
La persona accusata non ha l’onere della prova. Può tuttavia sollevare dubbi fondati, in particolare riguardo a
- la questione se sia stata effettivamente espressa un’affermazione di fatto,
- se l’affermazione è stata percepita da terzi,
- se l’affermazione fosse affatto lesiva dell’onore o rilevante per la reputazione,
- se l’affermazione debba essere intesa come un mero giudizio di valore,
- contraddizioni o prove mancanti nell’esposizione del querelante privato.
Può inoltre dimostrare che determinate affermazioni sono state estrapolate dal contesto, che erano chiaramente formulate come opinione o critica o che si basavano su fonti seriamente considerate, a condizione che la prova della verità o della buona fede ai sensi del § 112 StGB sia ammissibile.
Valutazione tipica
In pratica, per il § 111 StGB, sono particolarmente importanti le seguenti prove:
- cronologie di chat, messaggi, e-mail o post sui social media protetti,
- dichiarazioni di persone che hanno percepito l’affermazione,
- prove della portata effettiva o della ulteriore diffusione dell’affermazione,
- documentazioni sul contesto, ad esempio sviluppi di conflitti o contesti professionali,
- prove sul fatto che l’affermazione sia stata intesa come un fatto o come un’opinione,
- cronologie che indicano quando, dove e in quale contesto l’affermazione è stata fatta.
Peter HarlanderHarlander & Partner Rechtsanwälte „Nei procedimenti penali non decide l’accusa più rumorosa, ma la base fattuale dimostrabile.“
Esempi pratici
- Affermazione di fatto dannosa per la reputazione in caso di presunta innocuità: L’autore diffonde in un gruppo WhatsApp l’affermazione che un collega abbia sottratto beni aziendali. Egli presume erroneamente che “tutti sappiano comunque” che si tratta solo di una voce e che nessuno prenda sul serio l’affermazione. La persona interessata non ha mai acconsentito alla diffusione di tali affermazioni, e l’autore non ha nemmeno verificato se l’accusa fosse fondata. Diversi membri del gruppo percepiscono l’affermazione come un fatto e iniziano a evitare la persona interessata. La mancanza di una base fattuale e la diffusione a terzi portano a una chiara e riconoscibile messa in pericolo della reputazione sociale.
- Danno alla reputazione dovuto a un presunto obbligo di informazione erroneamente assunto: Per un certo periodo, l’autore presume ripetutamente di dover informare altri dipendenti su presunte “anomalie” di un collega, sebbene non vi siano prove certe. Egli afferma più volte che la persona interessata ha fornito consulenze errate ai clienti o ha ignorato le direttive interne. Oggettivamente non esistono né prove né sospetti concreti; la situazione avrebbe permesso un chiarimento neutrale. La persona interessata non può proteggere la sua reputazione professionale perché le affermazioni sono già state diffuse. Nonostante le indicazioni che le sue affermazioni siano infondate, l’autore le mantiene e le ripete ad altre persone. Ciò crea una messa in pericolo continua della reputazione senza una base fattuale.
Questi esempi mostrano che la diffamazione si configura quando fatti lesivi dell’onore vengono espressi o diffusi a terzi, sebbene non siano né verificati né fondati e siano oggettivamente idonei a compromettere la reputazione della persona interessata.
Fattispecie soggettiva
L’elemento soggettivo del reato di diffamazione richiede il dolo. L’autore deve sapere di esprimere o diffondere un’affermazione di fatto lesiva dell’onore su una persona specifica e che tale affermazione è oggettivamente idonea a compromettere la reputazione sociale della persona interessata. Allo stesso tempo, deve almeno accettare che terzi percepiscano l’affermazione e la comprendano come una rappresentazione di fatti.
L’autore deve quindi comprendere che il suo comportamento, nel quadro generale, costituisce una compromissione specifica della reputazione ed è tipicamente idoneo a intaccare la posizione sociale della persona interessata. È fondamentale che l’affermazione di fatto sia espressa o diffusa consapevolmente; la mera negligenza non è sufficiente.
Non sussiste l’elemento soggettivo del reato se l’autore crede seriamente che la sua affermazione sia vera o che non sia un nucleo di fatto lesivo dell’onore, ma solo un giudizio di valore o una comunicazione neutrale senza carattere dannoso per la reputazione. Chi presume di agire legalmente o non riconosce che la sua affermazione può essere interpretata come un’affermazione di fatto, non soddisfa i requisiti del § 111 StGB.
In definitiva, agisce con dolo chi sa e mira consapevolmente a fare un’affermazione di fatto dannosa per la reputazione a terzi, compromettendo così la reputazione della persona interessata nell’ambiente sociale.
Scegli subito la data desiderata:Colloquio gratuitoColpa & Errori
Un errore sul divieto è scusabile solo se inevitabile. Chi pone in essere un comportamento che interferisce palesemente nei diritti altrui, non può invocare di non aver riconosciuto l’illiceità. Ognuno è tenuto a informarsi sui limiti legali delle proprie azioni. Una mera ignoranza o un errore superficiale non esime dalla responsabilità.
Principio di colpevolezza:
È punibile solo chi agisce con colpa. I reati dolosi richiedono che l’autore riconosca l’evento essenziale e lo accetti quantomeno con riserva. Se manca tale dolo, ad esempio perché l’autore erroneamente ritiene che il suo comportamento sia lecito o sia volontariamente sostenuto, si configura al massimo la colpa. Questa non è sufficiente per i reati dolosi.
Incapacità di intendere e di volere:
Non è imputabile chi, al momento del fatto, a causa di un grave disturbo mentale, di una compromissione psichica patologica o di una significativa incapacità di controllo, non era in grado di comprendere l’illiceità del proprio agire o di agire in base a tale comprensione. In caso di dubbi, viene richiesta una perizia psichiatrica.
Uno stato di necessità scusante può sussistere se l’autore agisce in una situazione di estrema coercizione per scongiurare un pericolo acuto per la propria vita o quella altrui. Il comportamento rimane illecito, ma può avere un effetto attenuante della colpa o scusante, se non c’era altra via d’uscita.
Chi erroneamente crede di essere autorizzato a un atto di difesa, agisce senza dolo se l’errore era serio e comprensibile. Tale errore può attenuare o escludere la colpa. Se tuttavia persiste una violazione della diligenza, si può considerare una valutazione colposa o attenuante della pena, ma non una giustificazione.
Estinzione della pena & Diversione
Diversione:
Una diversione è in linea di principio possibile in caso di diffamazione. L’elemento del reato tutela la reputazione sociale di una persona da affermazioni di fatto lesive dell’onore, e il peso della colpa si basa principalmente sul contenuto, la portata e l’effetto dell’affermazione, nonché sulla responsabilità personale dell’autore. Nei casi di lieve messa in pericolo della reputazione, chiara consapevolezza e assenza di precedenti, una risoluzione tramite diversione viene regolarmente esaminata nella pratica.
Tuttavia, quanto più chiaramente è riconoscibile una diffusione pianificata, consapevole o ripetuta di fatti diffamatori, o quanto maggiore è il danno alla reputazione effettivamente verificatosi o imminente, tanto più improbabile sarà una diversione.
- la colpa è lieve,
- la dichiarazione ha un effetto diffamatorio solo limitato o di breve durata,
- non si sono verificate conseguenze professionali o sociali significative,
- non è riconoscibile un comportamento sistematico o continuato,
- i fatti sono chiari e gestibili,
- e l’autore del reato è comprensivo, cooperativo e disposto a risarcire.
Se si prende in considerazione una diversione, il tribunale può ordinare prestazioni pecuniarie, servizi alla comunità, direttive di supervisione o una compensazione del reato, ad esempio sotto forma di rettifica, revoca o scuse. Una diversione non comporta alcuna condanna e nessuna iscrizione nel casellario giudiziale.
Esclusione della diversione:
Una diversione è esclusa se
- si è verificato un danno alla reputazione significativo o duraturo,
- la dichiarazione è stata diffusa intenzionalmente, in modo pianificato o contro la propria conoscenza,
- più persone sono state coinvolte o la dichiarazione è stata fatta in pubblico,
- sussiste un comportamento sistematico o prolungato,
- persone particolarmente vulnerabili sono state colpite dal danno alla reputazione,
- le dichiarazioni hanno avuto conseguenze qualificate, come massicci svantaggi professionali o esclusione sociale,
- o il comportamento complessivo costituisce una grave violazione della reputazione sociale.
Solo in caso di colpa nettamente minima e immediato ravvedimento si può verificare se un procedimento di diversione eccezionale è ammissibile. In pratica, la diversione rimane possibile in caso di diffamazione, ma è rara nei casi sistematici o con gravi conseguenze.
Sebastian RiedlmairHarlander & Partner Rechtsanwälte „Chi diffonde intenzionalmente dichiarazioni diffamatorie costringe la legge a tracciare confini chiari“
Determinazione della pena & Conseguenze
Il tribunale commisura la pena in base all’entità dell’atto lesivo dell’onore, alla natura, portata e intensità del danno alla reputazione, nonché a quanto il fatto asserito abbia compromesso la reputazione sociale della persona coinvolta. È determinante se l’autore del reato ha diffuso fatti lesivi dell’onore ripetutamente, in modo mirato o pianificato per un periodo di tempo prolungato e se il comportamento ha causato un onere sociale o professionale tangibile.
Circostanze aggravanti sussistono in particolare se
- l’affermazione è stata diffusa o mantenuta per un periodo di tempo prolungato,
- è stato adottato un approccio sistematico o particolarmente ostinato nel danneggiare la reputazione,
- la persona coinvolta è stata significativamente compromessa socialmente, professionalmente o personalmente,
- erano coinvolte persone particolarmente vulnerabili,
- nonostante chiare indicazioni di falsità o mancanza di fondamento, è stata ulteriormente affermata,
- era presente una grave violazione della fiducia, ad esempio nell’ambito di uno speciale rapporto di vicinanza o dipendenza,
- o esistono precedenti penali pertinenti.
Circostanze attenuanti sono, ad esempio,
- Integrità morale,
- una confessione completa e una consapevolezza riconoscibile,
- una cessazione immediata dell’affermazione diffamatoria,
- sforzi attivi per la riparazione, la revoca o le scuse,
- particolari stress psicologici o situazioni di sovraccarico per l’autore,
- o una durata eccessiva del procedimento.
Il tribunale può sospendere condizionalmente una pena detentiva se non supera i due anni e l’autore del reato presenta una prognosi sociale positiva.
Limiti di pena
La diffamazione è punita, a seconda della forma di diffusione, con la reclusione fino a sei mesi o una multa fino a 360 aliquote giornaliere. Se l’affermazione lesiva dell’onore viene espressa in un modo che raggiunge molte persone, il tribunale può imporre la reclusione fino a un anno o una multa fino a 720 aliquote giornaliere. Questi limiti costituiscono il quadro massimo di pena legale.
Delle scuse, una revoca o altri tentativi di riparazione non modificano questo quadro di pena. Tali circostanze vengono considerate esclusivamente nell’ambito della commisurazione della pena.
L’esclusione della pena è centrale. L’autore del reato non è punibile se l’affermazione viene provata come vera o se, nel caso più lieve, aveva ragioni comprensibili per ritenere vera la dichiarazione. In questo modo, la legge non protegge dalla critica legittima, ma da false affermazioni di fatto che sono idonee a danneggiare la reputazione di una persona.
Significato della prova della verità
Se una prova della verità o una prova di buona fede può essere addotta, dipende da regole speciali. L’imputato deve invocarla espressamente. Riguardo a fatti della sfera privata o familiare e a accuse perseguibili solo su richiesta, tale prova non è ammissibile. In questi casi, l’esclusione della pena non può essere applicata.
Delitto perseguibile a querela di parte
La diffamazione non è perseguita d’ufficio. La persona coinvolta deve presentare personalmente una querela al tribunale e condurre il procedimento come querelante privato. Senza questa querela privata, non ha luogo alcuna persecuzione penale.
Multa – Sistema delle quote giornaliere
Il diritto penale austriaco calcola le multe secondo il sistema delle quote giornaliere. Il numero delle quote giornaliere dipende dalla colpa, l’importo per giorno dalla capacità finanziaria. In questo modo la pena viene adattata alle condizioni personali e rimane comunque percepibile.
- Range: fino a 720 quote giornaliere – minimo 4 Euro, massimo 5.000 Euro al giorno.
- Formula pratica: Circa 6 mesi di reclusione corrispondono a circa 360 quote giornaliere. Questa conversione serve solo come orientamento e non è uno schema rigido.
- In caso di mancato pagamento: Il tribunale può imporre una pena detentiva sostitutiva. Di norma vale: 1 giorno di pena detentiva sostitutiva corrisponde a 2 quote giornaliere.
Nota:
In caso di diffamazione, una multa è particolarmente considerata se l’affermazione lesiva dell’onore ha avuto solo effetti limitati, la reputazione della persona coinvolta è stata solo leggermente compromessa e il comportamento rientra nel limite inferiore della punibilità. In tali casi, si ricorre spesso a una multa, mentre accuse gravi o di grande risonanza pubblica possono portare a sanzioni più severe.
Pena detentiva & Sospensione condizionale (parziale)
Art. 37 StGB: Se la minaccia di pena legale si estende fino a cinque anni, il tribunale può imporre una al posto di una breve pena detentiva multa di massimo un anno. Questa possibilità esiste anche per i reati il cui reato base prevede una multa o una pena detentiva fino a un anno. In pratica, l’art. 37 StGB viene applicato con cautela se l’atto lesivo dell’onore era particolarmente gravoso, ripetuto o associato a un danno alla reputazione pubblica tangibile. Tuttavia, in casi meno gravi, in particolare con effetto limitato o cessazione immediata del comportamento scorretto, l’art. 37 StGB può essere invocato.
Art. 43 StGB: Una pena detentiva può essere sospesa condizionalmente se non supera i due anni e all’autore del reato è attribuita una prognosi sociale positiva. Questa possibilità esiste anche per i reati con un quadro di pena base fino a un anno. Una sospensione condizionale è concessa con maggiore cautela se sussistono circostanze aggravanti o l’affermazione diffamatoria ha portato a significativi oneri professionali o personali. È realistica in particolare se il comportamento è meno grave, è sorto spontaneamente o non si sono verificate conseguenze durature per la persona coinvolta.
Art. 43a StGB: La sospensione condizionale parziale consente una combinazione di parte di pena incondizionata e parte di pena sospesa condizionalmente. È possibile per pene superiori a sei mesi e fino a due anni. Poiché nei casi più gravi di diffamazione possono essere pronunciate pene nella fascia più alta del quadro di pena, l’art. 43a StGB è regolarmente preso in considerazione. Tuttavia, in situazioni con danni alla reputazione pubblica di vasta portata o azioni mirate, viene applicata con molta più cautela.
§§ 50 a 52 StGB: Il tribunale può inoltre impartire istruzioni e ordinare l’assistenza alla libertà vigilata. In particolare, possono essere considerate divieti di contatto, misure di assistenza o altre disposizioni volte a promuovere la protezione della persona coinvolta e una stabile condotta legale. Particolare attenzione è posta sull’astensione da ulteriori affermazioni diffamatorie e sulla garanzia che l’autore del reato non diffonda più dichiarazioni simili in futuro.
Competenza dei tribunali
Competenza materiale
Per la diffamazione, in linea di principio, è competente il tribunale distrettuale, a causa del quadro di pena di reclusione fino a sei mesi o multa fino a 360 aliquote giornaliere nel reato base e reclusione fino a un anno o multa fino a 720 aliquote giornaliere nel caso qualificato. I reati con una minaccia di pena così bassa rientrano, secondo la competenza legale ordinaria, nella competenza decisionale di primo grado dei tribunali distrettuali.
Poiché la diffamazione è punita solo con pene relativamente basse, il procedimento rimane sempre presso il tribunale distrettuale. Per il tribunale regionale o un tribunale con giuria popolare sarebbe necessaria una minaccia di pena legalmente molto più alta. Poiché questa non è prevista per la diffamazione, questi tribunali non vengono utilizzati in questo contesto.
Un tribunale con giuria è escluso perché la diffamazione non prevede la reclusione a vita e quindi non soddisfa i requisiti legali.
Peter HarlanderHarlander & Partner Rechtsanwälte „La corretta competenza non è una formalità: chi inizia davanti al tribunale sbagliato perde tempo, energie e, nel dubbio, anche vantaggi probatori e di esecuzione.“
Competenza territoriale
Competente è il tribunale del luogo del reato. Determinante è in particolare
- dove l’affermazione lesiva dell’onore è stata fatta o trasmessa,
- dove il danno alla reputazione si è verificato o è diventato legalmente rilevante,
- dove l’atto di diffusione è stato compiuto,
- o dove si sono svolti passi preparatori o di accompagnamento che erano essenziali per la pubblicazione.
Se il luogo del reato non può essere determinato in modo univoco, la competenza si basa su
- alla residenza della persona accusata,
- al luogo dell’arresto,
- o la sede della procura competente per materia.
Il procedimento viene condotto dove è meglio garantita una realizzazione appropriata e corretta.
Grado di giudizio
Contro le sentenze del tribunale distrettuale è possibile presentare un appello al tribunale regionale. Il tribunale regionale decide come tribunale di appello su colpa, pena e costi.
Le decisioni del tribunale regionale possono essere successivamente impugnate mediante ricorso per nullità o un ulteriore appello alla Corte Suprema, a condizione che siano soddisfatti i presupposti legali.
Pretese civili nel procedimento penale
In caso di diffamazione, la persona coinvolta, in qualità di querelante privato, può far valere direttamente nel procedimento penale pretese di diritto civile. Poiché l’atto costituisce una violazione della reputazione sociale e quindi regolarmente anche un’ingerenza nel diritto generale della personalità, sono in particolare considerati risarcimento per danni morali, risarcimento di eventuali svantaggi economici, costi di assistenza psicologica, nonché ulteriori danni patrimoniali o immateriali causati dal danno alla reputazione. A seconda del caso specifico, possono essere fatti valere anche costi di consulenza o assistenza legale, nella misura in cui sono stati causati direttamente dall’affermazione lesiva dell’onore.
La costituzione di parte civile sospende la prescrizione delle pretese fatte valere finché il procedimento penale è pendente. Solo dopo la conclusione definitiva, il termine di prescrizione ricomincia a decorrere, nella misura in cui la pretesa non è stata completamente accolta.
Una riparazione volontaria, ad esempio delle scuse sincere, una revoca, una rettifica o un risarcimento finanziario, può avere un effetto attenuante sulla pena, a condizione che avvenga in modo tempestivo, credibile e completo.
Se l’autore del reato ha tuttavia diffuso affermazioni lesive dell’onore in modo pianificato, ripetuto o per un periodo di tempo prolungato, che hanno causato svantaggi sociali, professionali o personali, una successiva riparazione perde di regola in gran parte il suo effetto attenuante. In tali situazioni, una compensazione successiva non può relativizzare in modo decisivo l’ingiustizia commessa.
Sebastian RiedlmairHarlander & Partner Rechtsanwälte „Il danno alla reputazione lascia tracce che sono spesso più difficili da eliminare rispetto ai danni materiali.“
Il procedimento penale in sintesi
Inizio delle indagini
Un procedimento penale presuppone un sospetto concreto, a partire dal quale una persona è considerata imputata e può avvalersi di tutti i diritti dell’imputato. Tuttavia, nei delitti perseguibili a querela di parte come la diffamazione, un procedimento penale non inizia d’ufficio. La persona coinvolta deve presentare personalmente una querela privata al tribunale; solo così si instaura un procedimento penale regolare. Senza tale querela, sono ammissibili solo esami preliminari, come una prima valutazione legale o la registrazione di un incidente, ma non indagini da parte della polizia o della procura.
Polizia e Procura
In caso di diffamazione, non è la procura a condurre il procedimento, ma il tribunale nell’ambito della querela privata. La polizia e la procura non sono di regola coinvolte, poiché il delitto non è perseguito d’ufficio. I passi decisivi spettano quindi al tribunale e alle parti stesse. Il procedimento si conclude con l’archiviazione, la risoluzione tramite diversione o la sentenza. Senza una querela privata efficace, non può essere condotto alcun procedimento penale formale.
Interrogatorio dell’indagato
Prima di ogni interrogatorio, viene fornita una completa informazione sui diritti, in particolare sul diritto al silenzio e sul diritto all’assistenza di un difensore. Un interrogatorio formale dell’imputato nel procedimento a querela di parte presuppone che esista una querela privata valida e formalmente efficace. Se viene richiesto un difensore, l’interrogatorio deve essere rinviato.
Accesso agli atti
L’accesso agli atti può essere richiesto al tribunale e comprende tutti i documenti probatori, a condizione che ciò non comprometta lo scopo del procedimento. La costituzione di parte civile si basa sulle regole generali del codice di procedura penale e non è limitata dalla querela privata. Anche nel procedimento a querela di parte, i diritti di accesso agli atti spettano sia all’imputato che al querelante privato.
Udienza principale
L’udienza principale serve alla raccolta orale delle prove, alla valutazione legale e alla decisione sulle pretese di diritto civile delle parti civili. Senza una querela privata regolarmente presentata, non ha luogo alcuna udienza principale, poiché altrimenti non potrebbe essere condotto alcun procedimento penale.
Diritti dell’accusato
- Informazione e difesa: Diritto alla notifica, assistenza legale, libera scelta del difensore, assistenza alla traduzione, richieste di prove.
- Silenzio e avvocato: Diritto al silenzio in qualsiasi momento; in caso di presenza di un difensore, l’interrogatorio deve essere rinviato.
- Obbligo di informazione: informazione tempestiva su sospetti/diritti; eccezioni solo per garantire lo scopo dell’indagine.
- Accesso agli atti in pratica: atti del procedimento preliminare e del dibattimento; l’accesso di terzi è limitato a favore dell’accusato.
Sebastian RiedlmairHarlander & Partner Rechtsanwälte „I passi giusti nelle prime 48 ore spesso decidono se un procedimento degenera o rimane controllabile.“
Prassi & consigli comportamentali
- Mantenere il silenzio.
È sufficiente una breve dichiarazione: “Mi avvalgo del mio diritto di rimanere in silenzio e parlerò prima con il mio avvocato”. Questo diritto vale già dal primo interrogatorio da parte della polizia o della procura. - Contattare immediatamente un difensore.
Non si dovrebbe rilasciare alcuna dichiarazione senza aver visionato gli atti dell’indagine. Solo dopo aver visionato gli atti, la difesa può valutare quale strategia e quali misure di protezione delle prove siano sensate. - Mettere subito al sicuro le prove.
Dovreste mettere al sicuro il prima possibile tutti i documenti, messaggi, foto, video e altre registrazioni disponibili e conservarli in copia. I dati digitali devono essere regolarmente messi al sicuro e protetti da modifiche successive. Annotate le persone importanti come possibili testimoni e registrate tempestivamente lo svolgimento degli eventi in un protocollo di memoria. - Non prendere contatto con la controparte.
I propri messaggi, chiamate o post possono essere utilizzati come prove contro di voi. Tutta la comunicazione deve avvenire esclusivamente tramite la difesa. - Mettere al sicuro tempestivamente le registrazioni video e dati.
I video di sorveglianza sui mezzi di trasporto pubblici, nei locali o dalle amministrazioni condominiali vengono spesso cancellati automaticamente dopo pochi giorni. Le richieste di salvataggio dei dati devono quindi essere presentate immediatamente ai gestori, alla polizia o alla procura. - Documentare perquisizioni e sequestri.
In caso di perquisizioni domiciliari o sequestri, dovreste richiedere una copia dell’ordinanza o del verbale. Annotare data, ora, persone coinvolte e tutti gli oggetti portati via. - In caso di arresto: nessuna dichiarazione sull’argomento.
Insistete per un’immediata notifica al vostro difensore. La custodia cautelare può essere disposta solo in caso di forte sospetto di reato e di un ulteriore motivo di custodia cautelare. Misure meno severe (ad es. promessa, obbligo di notifica, divieto di contatto) hanno la priorità. - Preparare la riparazione in modo mirato.
Pagamenti, prestazioni simboliche, scuse o altre offerte di compensazione devono essere gestite ed essere documentate esclusivamente tramite la difesa. Una riparazione strutturata può avere un effetto positivo sulla diversione e sulla commisurazione della pena.
Peter HarlanderHarlander & Partner Rechtsanwälte „Chi agisce con ponderazione, mette al sicuro le prove e cerca tempestivamente assistenza legale, mantiene il controllo sul procedimento.“
I suoi vantaggi con il supporto legale
I casi di diffamazione riguardano interventi sensibili nel diritto della personalità e nella reputazione sociale di una persona. È determinante se è stata effettivamente espressa un’affermazione di fatto lesiva dell’onore nei confronti di terzi e se questa era idonea a compromettere la reputazione della persona coinvolta. Già piccole differenze nel testo, nel contesto, nella diffusione o nell’interpretazione di una dichiarazione possono modificare in modo significativo la valutazione legale.
Una rappresentanza legale tempestiva assicura che dichiarazioni, cronologie di messaggi, situazioni comunicative e possibili testimonianze vengano valutate correttamente, completamente acquisite e esaminate nel contesto legale appropriato. Solo un’analisi precisa mostra se l’accusa di diffamazione è giustificata o se sussiste un malinteso, un’espressione di opinione ammissibile o una mancanza di base fattuale.
Il nostro studio legale
- verifica se la dichiarazione contestata costituisce effettivamente un’affermazione di fatto lesiva dell’onore,
- analizza messaggi, documenti e contesto per individuare ambiguità, equivoci o esagerazioni,
- La protegge da rappresentazioni unilaterali, attribuzioni di colpa affrettate e interpretazioni errate,
- sviluppa una chiara strategia di difesa o di rivendicazione che rappresenta in modo comprensibile il reale corso della comunicazione.
In qualità di specialisti in diritto penale, ci assicuriamo che l’accusa di diffamazione venga esaminata con precisione legale e che il procedimento sia condotto su una base fattuale completa, realistica ed equilibrata.
Sebastian RiedlmairHarlander & Partner Rechtsanwälte „L’assistenza legale significa separare chiaramente l’effettivo accadimento dalle valutazioni e sviluppare da ciò una strategia di difesa solida.“